PRATI DI TIVO, NEL PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA

Ai piedi del Gran Sasso d’Italia, nella natura incontaminata del Parco, ci si immerge nelle straordinarie bellezze naturalistiche di Prati di Tivo, a soli 40 min. di auto da Roseto degli Abruzzi. Prati di Tivo emerge da un fitto bosco di faggi ed è completamente circondata da alberi secolari. A m. 1465 s.l.m. si gode la frescura dell’aria di montagna in una località facilmente raggiungibile dai centri abitati più frequentati.

prati di tivoD’inverno nota località sciistica, d’estate meta di turisti desiderosi di frescura e di lunghe e salubri passeggiate in mezzo a foreste e rocce incantevoli, Prati di Tivo si pone come una delle mete naturalistiche più interessanti della zona.

L’itinerario si svolge prevalentemente sulla s.p. n. 150, l’arteria fondovalle che risale il fiume Vomano e che si snoda tra vigleti e dolci colline coltivate in prevalenza a frutta e ortaggi. Dopo circa 30 min. di viaggio ad andatura moderata sulla provinciale occorre immettersi a sinistra in una strada secondaria, che dopo un po’ si inerpica sulle suggestive salite che percorrono le gole che conducono prima a Pietracamela, suggestivo borgo medievale che ancora porta i segni del grave terremoto del 2009, poi alla località di Prati di Tivo, dove la strada chiude il suo percorso.

Qui, dopo una breve sosta durante la quale il turista può rifocillarsi presso i vari esercizi pubblici che la località offre, si potranno affrontare brevi escursioni sui sentieri che risalgono il declivio di natura morenica, per mezzo dei quali è possibile spingersi fin sotto la vetta delCorno Piccolo, a quasi 2000 m. di altitudine. Lungo i sentieri sono a disposizione del turista spazi attrezzati per il pic-nic per consumare la colazione al sacco in tutta tranquillità e in mezzo alla natura incontaminata. È opportuno che il turista porti con sè in queste escursioni un piccolo zaino, scarpe comode, un maglioncino leggero e un capo impermeabile da usare in caso di maltempo, sempre possibile in montagna.

Atri

Il turista interessato alla cultura classica non potrà fare a meno di stupirsi, ammirando lo splendore di quello che i più
ritengono uno dei più bei templi romano-gotici dell’Italia centro-meridionale, soprattutto perché questo gioiello dell’arte di tutti i tempi, la chiesa di S. Maria de Hatria, sorge in un piccolo borgo (poco più di 11.000 abitanti al censimento del 2011) dell’entroterra adriatico, Atri, in provincia di Teramo, a circa mezz’ora d’auto da Roseto.

atriQuesta amena località del piceno si allunga discreta e sonnolenta sulle creste delle dolci colline che fanno da preziosa quinta alle guglie appenniniche non molto distanti. Essa vanta precedenti storici di notevole interesse ed anche il primato (non da tutti condiviso) di aver dato il suo nome al mare Adriatico (conosciuto dai Romani come mare Hatriaticum), in quanto le sue fortificazioni, in tempi molto lontani, proteggevano dall’alto un’ampia ansa di quel mare, all’epoca molto più vicino, offrendo riparo sicuro alle imbarcazioni dell’epoca. Resti romani dell’antico porto si possono ancora ammirare nei pressi della torre saracena denominata Torre Cerrano, visibile dalla terrazza panoramica di Atri, almeno a coloro che praticano l’archeologia subacquea (nei pressi della torre è attivo un piccolo ma attrezzato diving center che organizza escursioni all’antico porto romano).

L’antica Hatria, fondata da popolazioni picene, poteva vantarsi di aver prestato protezione e valido aiuto alle truppe romane nel corso della seconda guerra punica contro la città di Cartagine, nella campagna condotta dai romani in Italia contro Annibale, come ricorda Tito Livio negli annales.

L’imponente mole della cattedrale, dedicata a S. Maria Assunta, domina la piazza principale del paese. È un superbo esempio di architettura medievale, tutta in pietra d’Istria, consacrata nel 1221.

All’interno l’emozione riempie l’animo del visitatore, quando questi si ferma ad ammirarel’affresco denominato “l’incontro dei tre vivi e dei tre morti” databile alla metà del Duecento,capolavoro assoluto di grazia cortese, soprattutto per quel che riguarda i ritratti dei giovani nobili, e senza trascurare alcune invenzioni riguardanti gli elementi naturalistici dello sfondo, che in qualche misura anticipano la rivoluzione pittorica dei tempi di Giotto. La controfacciata e le navate conservano inoltre vaste porzioni di affreschi databili XIV e XV secolo, quasi tutti di elevato livello qualitativo e attribuibili ad artisti noti, quali il misterioso maestro di Offida, particolarmente attivo nelle Marche, Antonio da Atri, lo stesso artista attivo a Manoppello e a L’Aquila, Ugolino da Milano, artista seguace della scuola bolognese e della maniera gotica internazionale diffusa nel settentrione in quel periodo. Ma di certo il momento più spettacolare che la visita alla cattedrale di Atri può riservare al turista è la scoperta del Coro dei Canonici e della sua sfolgorante decorazione realizzata, tra il 1470 e il 1480, da Andrea Delitio, il grande pittore nato a Lecce dei Marsi, la cui formazione rimane ancora avvolta nel mistero ma le cui realizzazioni artistiche rappresentano un momento altissimo nella storia dell’arte abruzzese. Nella sua pittura troviamo infatti per la prima volta nella nostra regione l’espressione delle innovazioni apportate all’arte italiana dal primo rinascimento fiorentino, con particolare riferimento alla prospettiva matematica nitida e ardita di Piero della Francesca e Paolo Uccello: il ciclo di affreschi con le storie di Gioacchino e Maria nel coro della cattedrale rappresentano un capolavoro assoluto. Copre il Coro una crociera quadripartita con Evangelisti e Dottori della Chiesa in cui rivive forse il ricordo della volta con analogo soggetto della Basilica superiore di Assisi. Nei tre registri del Coro, occupati dalle storie di Gioacchino e della Vergine, si aprono ampie prospettive che inquadrano portici, palazzi dell’epoca, interni domestici, descritti con dovizia di particolari e senso narrativo del racconto che avvicinano la pittura di Delitio a quella di un nutrito gruppo di artisti ancora in bilico tra raffinatezze tardogotiche e rigore rinascimentale quali Masolino da Panicale, Gentile da Fabriano, Domenico Veneziano e Beato Angelico. Per la sua complessità e originalità risulta difficile dire se l’ arte di Andrea Delitio rappresenti il momento conclusivo della stagione della pittura medievale abruzzese o piuttosto l’inizio di quella rinascimentale.

Anche il resto del piccolo centro medievale del borgo merita una visita. Il corso principale, la chiesa di S. Agostino, il palazzo dei Duchi di Acquaviva, il piccolo museo capitolare sono sicuramente altrettante mete degne di una visita attenta.

Civitella del Tronto

Tutta la storia di Civitella del Tronto è legata alla sua posizione strategica che, per qualche secolo, ha fatto sì che questo romantico borgo fosse la sentinella più avanzata, a settentrione, dei reami napoletani.

Le notizie più recenti ci danno la costruzione della Fortezza, una delle più imponenti opere di ingegneria militare in Italia – più di 500 m. di lunghezza su di una cresta rocciosa per 25.000 mq di estensione – tra il 1564 e il 1576.

Fu eretta dagli spagnoli, che all’epoca dominavano tutta l’area (v. la coeva fortezza spagnola de L’Aquila) e successivamente modificata e ampliata dai Borboni, ma il sito evidentemente si prestava a questo genere di costruzioni, perché in precedenza la cittadina di Civitella del Tronto era dominata da un’imponente cinta muraria munita di 5 torrioni, distrutta dagli stessi abitanti di Civitella in conflitto con gli Aragonesi.

La Fortezza subì diversi assedi nel corso dei secoli, ma quello che più spesso viene rievocato tra i ricordi della storia patria fu conseguente alla sfortunata difesa sostenuta contro l’esercito sardo piemontese del 1860-61, conclusosi con la resa degli assediati il 20 marzo del 1861, ultimissima roccaforte borbonica a piegarsi alla nascente Unità d’Italia.

Le ciclopiche mura, distrutte dagli assedianti dopo la presa della Fortezza, sono state riattate e aperte alle visite turistiche solo nel 1985, dopo 13 anni di restauri coordinati dalla Sovrintendenza de L’Aquila, e valgono una visita degli appassionati di questo genere di opere.

Posti di guardia, camminamenti, piazze d’armi, tutto ci riporta a quel periodo denso di avvenimenti di enorme importanza storica. All’interno della Fortezza è ospitato anche un ricco Museo delle Armi.

Ma Civitella del Tronto va visitata anche per il semplice e grazioso borgo sottostante alla Fortezza, con i suoi eleganti palazzotti e ombrosi cortili e le sue chiese di forme barocche. Esso si sviluppa su vie tracciate parallelamente alle mura cinquecentesche della Fortezza in modo da opporre un primo baluardo difensivo agli attacchi esterni.

Borghi ed Itinerari ultima modifica: 2018-06-18T12:48:04+00:00 da Abruzzo Bed And Breakfast