09/06/2020

TERAMO, E IL NOME ABRUZZO

duomo-teramo

Il nome Abruzzo, Aprutium nel latino medievale, appare per la prima volta nel VI secolo d. C. in alcune lettere di S. Gregorio, una delle quali era diretta a un  Oportunus de Aprutio, e indica dapprima il territorio teramano, o forse la sola città di Teramo. Dal fatto che quel territorio era nell’antichità abitato dai Praetutii, e Teramo si chiamava Interamna Praetutia, alcuni hanno voluto vedere in Aprutium una derivazione da Praetutium.

Teramo, Tèreme in abruzzese, situata tra il fiume Tordino e il torrente Vezzola, a 20 chilometri dalla costa adriatica e a 40 dalle rocce del Gran Sasso, ha un passato italico, e poi romano e medievale, le cui testimonianze sono assai numerose.

Furono quindi i Pretuzi, antico popolo italico, a fondare la città, mantenendone il dominio fino al III secolo a. C., quando passò in potere dei Romani. E così, Interamnia Urbs (la città tra i fiumi) così chiamata dai Romani, vide crescere la sua importanza economica e strategica, soprattutto grazie alla costruzione delle strade consolari che la collegarono con Roma e il Mar Tirreno. 

Sotto Augusto, e poi sotto Adriano, Teramo raggiunse il massimo splendore: in questo periodo furono costruiti teatro ed anfiteatro, i cui resti sono tuttora visibili. I resti del Teatro Romano, delle arcate e parte della scena, mostrano che la struttura originale poteva ospitare circa tremila spettatori sulle gradinate. A pochi metri da esso sorge poi l’Anfiteatro Romano, di forma ellittica, in parte distrutto dalla costruzione del Duomo.

Passeggiando lungo il corso vecchio di Teramo, all’altezza della bella chiesa di San Domenico, si comincia a scorgere la maestosa facciata della cattedrale di San Berardo, il Duomo di Teramo. La sua storia è strettamente legata alle vicende politiche della città, difatti il suo vescovo aveva il privilegio di nominare il Podestà della città e giurava fedeltà alla corona, come facevano i vassalli. Quindi, il fatto che il vescovo avesse un potere politico e un potere religioso spiega l’importanza del ruolo della cattedrale e spiega anche la sua posizione così centrale nella città, proprio per simboleggiare il ruolo di baricentro della città medievale.

Il Duomo racchiude al suo interno due straordinari capolavori dell’oreficeria e della pittura, che meritano assolutamente una visita: il magnifico Paliotto, uno dei capolavori assoluti del Quattrocento abruzzese, opera di Nicola da Guardiagrele, composto da 35 formelle d’argento sulle quali sono raffigurate scene della vita di Cristo, e il Polittico, dipinto agli inizi del Quattrocento dal pittore veneto Jacobello del Fiore e formato da due ordini di tavolette dipinte con figure di santi. Una curiosità: tra i devoti dipinti ci sono anche l’autoritratto dell’autore e il ritratto di Nicola da Guardiagrele.

Dopo la visita al Duomo, si può fare una sosta in uno dei caffè nell’antistante Piazza Martiri della Libertà e poi proseguire alla scoperta di altre chiese e monumenti di grande importanza artistica e storica, di cui è dotata la città. Riprendendo verso corso Cerulli, si raggiunge piazza Sant’Anna, che prende il nome dalla chiesa di Sant’Anna dei Pompetti, un tempo chiamata chiesa di San Getulio. È l’unico edificio altomedioevale di Teramo, residuo dell’antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, che in parte era costruita su fondamenta di epoca romana e che fu bruciata nel 1156 dai Normanni, insieme all’intera città. Nella piazza si trova anche la Torre Bruciata, il cui nome è legato proprio all’incendio del 1156. La sua funzione originale è ignota, diverse sono le ipotesi espresse sul suo utilizzo: residenza del vescovo di Teramo, torre campanaria, oppure torre delle mura cittadine di epoca romana. Questa torre riveste grande importanza, essendo una rara testimonianza dell’edilizia civile precedente il saccheggio e l’incendio.

Teramo offre anche due interessanti musei civici: il Museo Archeologico, che raccoglie reperti e sculture del periodo più antico della città, dalla preistoria all’epoca romana e la Pinacoteca Civica con la sua notevole collezione di tele e sculture d’arte moderna e contemporanea.

Fuori dalla città, ben conservato e degno di essere visitato è il sito archeologico di Ponte Messato, nei pressi della chiesetta rurale di Santa Maria della Cona. Ma prima di imboccare la strada che porta alla Cona, da piazza Garibaldi si può deviare verso via del Castello: assolutamente da vedere è il castello Della Monica, pregevole ed eccentrico esempio di arte neogotica in Italia.

Teramo offre anche bellezze naturalistiche al visitatore che voglia passeggiare godendo della frescura della vegetazione del Parco fluviale del Vezzola-Tordino, una pista che cinge il centro storico della città. Si tratta di un percorso che si sviluppa lungo due sponde, del fiume Tordino e del torrente Vezzola, ed è attrezzato per potervi praticare sport, ma anche piacevoli itinerari in bicicletta, in quanto il parco è dotato di una pista ciclabile che segue un percorso ad anello.

Infine, prima di ripartire, c’è un luogo dove poter andare a rimirar le stelle, a circa 4,5 chilometri dalla città, sulla collina “Collurania”, in contrada Specola. E’ l’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo, e, caso raro tra gli osservatori italiani, è nato per la passione e l’impegno di un privato cittadino di Teramo, Vincenzo Cerulli. Laureatosi in Fisica a Roma, egli si trasferì in Germania per perfezionarsi nelle discipline astronomiche, e dopo alcuni anni dal rientro in Italia, poco più che trentenne, acquistò una collina presso Teramo, cui dette il nome di Collurania (Collis Uraniae), dove nel 1892 creò un osservatorio astronomico, dedicandosi con passione e rigore allo studio dell’astronomia.

Nel corso degli anni, l’impegno scientifico sempre maggiore fu affiancato da prestigiose cariche presso accademie ed istituti italiani e internazionali, per cui nel 1917, a causa di questi crescenti impegni, decise di donare allo Stato la Specola di Collurania, con la lungimirante condizione che questa fosse sempre dedicata allo studio indipendente dell’astronomia.

L’Abruzzo è proprio terra da scoprire.

B&B Fonte di Boffa